Una corrispondenza all’ombra delle Cupole del Santo

Grazie all’intervento della Veneranda Arca di S. Antonio, riemerge dal mercato antiquario una lettera, datata 20 marzo 1896, tra Giuseppe Verdi e il musicista e musicologo Giovanni Tebaldini, autore, tra l’altro, de L’Archivio Musicale della Cappella Antoniana, studio storico-critico e primo catalogo ragionato delle opere ivi contenute. Il prezioso documento, acquisito dopo segnalazione da parte della pronipote del Maestro Tebaldini, la sig.ra Novelli, è ora nuovamente a disposizione degli studiosi e dei ricercatori, insieme agli oltre novemila spartiti musicali, nonché ritratti e oggettistica, libri, manuali teorici, che costituiscono il prezioso capitale dell’Archivio della Cappella Musicale antoniana, custodito oggi presso la Biblioteca Antoniana.

L’Archivio della Cappella Musicale antoniana,

La lettera si inserisce nell’ampia corrispondenza che il «Cigno di Busseto» ebbe con il Maestro Tebaldini che era appena giunto da Venezia e si trovò a Padova, in qualità di direttore della Cappella Antoniana, in un contesto di pieno fermento: ricorreva nel 1895 il VII centenario della nascita di sant’Antonio. Nel 1894, la Veneranda Arca cercò di commissionare una messa al maestro di Busseto, tentando la carta dell’amicizia dei fratelli Boito: l’architetto Camillo, infatti, già da tempo era impegnato nella ristrutturazione di alcuni luoghi di culto della basilica. Tale desiderio non si realizzò a causa delle prove ormai incipienti del Falstaff e dell’Otello a Parigi, prove a cui Verdi voleva essere presente in prima persona. Nel frattempo, nel 1895 Tebaldini pubblicava un testo fondamentale, L’Archivio Musicale della Cappella Antoniana, studio storico-critico e primo catalogo ragionato delle opere ivi contenute. Su suggerimento di Boito, Tebaldini ne inviò a Verdi una copia. In una garbata lettera di ringraziamento, datata 18 febbraio 1896, Verdi chiese a Tebaldini una copia del Te Deum di Vallotti, scorto nella pubblicazione. Nella lettera, Verdi si dichiarò «ammiratore» del frate vercellese, «anzi riconoscente per alcuni studi fatti su suoi temi» in gioventù.

L’interesse di Verdi, esplicitato in una lettera datata primo marzo 1896, era quello di conoscere se «Vallotti, che viveva in epoca in cui poteva disporre d’un’orchestra, e d’un’armonia abbastanza ricca, aveva trovato espressioni, e colori, ed aveva intendimenti diversi da molti de’ suoi predecessori. «Comincio a credere – proseguiva Verdi – che questo mio desiderio resterà allo stato di desiderio a meno ch’Ella tanto studioso ed erudito non trovasse per azzardo qualche “Te Deum” che pregherei mandarmi musicato secondo le mie, forse storte, idee»

Padre Alberto Fanton, direttore bibliotecario della Biblioteca Antoniana
©Giacomo De Checchi 2018

Ne scaturì poi una corrispondenza tra Verdi e Tebaldini piuttosto fitta, nella quale si inserisce anche la lettera ora acquisita dalla Biblioteca antoniana, che rappresenta un tassello nella ricerca verdiana: il «Cigno di Busseto» riteneva di poter trovare in Vallotti una conferma alle sue teorie compositive per il Te Deum. Verdi scrisse un Te Deum verso il 1890 e lo fece eseguire per la prima volta a Parigi nel 1898. La corrispondenza pertanto è importante per comprendere la «gestazione» di tale composizione verdiana.

Purtroppo, Verdi non scorse nell’opera del frate vercellese un sostegno alle sue idee. Tuttavia, l’incontro con Vallotti non fu vano: contribuì a cementare un’amicizia che si rivelò fruttuosa e cordiale tra Verdi e Tebaldini, come testimonia la loro successiva corrispondenza.

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